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Metamorfosi Parrucchieri nasce nel 2009 da un’idea di Alessandra Santoni. Nel 2014 il primo step di crescita: l’inaugurazione del nuovo atelier in via Dante 8 a Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia. Nel 2018, Metamorfosi Parrucchieri accoglie al suo interno il suo primo Barber Shop. Subito dopo, l’atelier si veste di una nuova immagine e adotta anche l’acronimo MPBS (Metamorfosi Parrucchieri & Barber Shop). Nel 2024 quando MPBS raddoppia gli spazi, grazie alla collaborazione con Excel e Davines, sposa la causa della sostenibilità sia nella scelta dei materiali utilizzati per i nuovi locale sia nei prodotti che utilizza al servizio del cliente.

 

 
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MPBS TESTIMONIAL 2022: Daria Illy, portavoce per la diffusione della cultura


  • Metamorfosi Via Dante Alighieri, 8 Gradisca d'Isonzo, Friuli-Venezia Giulia, 34072 Italia (Visualizza la mappa)

Sarebbe scontato associare Daria solamente al suo cognome. È qualcosa di più. Descrivere Daria Illy come una donna in carriera ti dà la sensazione di non renderle giustizia, e sicuramente storcerebbe il naso. È fuori luogo. La cosa più semplice è ascoltarla e prendere appunti. Come se fossi a scuola. Quella globale, mondiale, dove le vision e le percezioni che ti fornisce sono le proiezioni consapevoli di un'ambasciatrice persuasiva e determinata, una lottatrice, come si ama definire. E non solo nel mondo del caffè, dove fin da piccola ha preso lezioni da un maestro, formatore e precursore, suo nonno Ernesto Illy. Ma anche nella vita di tutti i giorni, dove spende energie, sacrifici e “skills”, l'inglese spesso è la sua prima lingua, per combattere le indifferenze che ancora oggi si percepiscono quando parliamo di inclusione, nel mondo del lavoro e non solo. Lo esprime direttamente, senza peli sulla lingua, come mamma attenta all'educazione dei propri figli e come manager. Per lei la formazione è il futuro, rimarca più volte durante l'intervista, e l'autoformazione deve essere un must. Prosegue poi: “Dobbiamo continuare a studiare e a confrontarci. Deve essere permesso a tutti di poter attingere alle informazioni, allo scibile che grazie alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie, è a disposizione in quell’infinito universo che si chiama rete”.

Daria Illy con Alessandra Santoni.

Quando abbiamo parlato con Alessandra di formazione, ovvero il nuovo progetto Testimonial 2022 MPBS, lo scanner visivo si è fermato proprio su di lei: come si presenta al pubblico Daria Illy.

Come un'ambasciatrice, una portavoce che con le sue parole vuole diffondere cultura e consapevolezza in chi l’ascolta, ma soprattutto una lottatrice.

Perché un’azienda, piccola o grande che sia, dovrebbe investire, e a suo parere quanto, nella formazione.

La conoscenza si raggiunge attraverso l’apprendimento e l’esperienza, ed è quindi necessario investire in maniera continuativa nella formazione. La knowledge e la soft leadership devono essere condivise attraverso la formazione. È anche vero che una volta il sapere era considerato un potere e veniva trattenuto. Siamo passati dal principio di formazione pura al principio di esperienza. Sono cambiati i tempi in senso positivo, la condivisione del sapere è adesso un non potere, mentre lo è la potenzialità del sapere.

Quanto è importante la formazione continua? Nel settore della formazione cosa è cambiato con la pandemia COVID-19?

Continuare a formarsi è importantissimo! Ripeto continuamente quanto sia necessario sviluppare l’autoformazione, leggere e non smettere mai di imparare. Essere curiosi e ricercare le notizie. La formazione non dovrebbe fermarsi mai! Il lockdown mi ha imposto di stare ferma e questo mi ha portato a riflettere sul futuro della formazione. Sono sempre stata abituata a vivere con la valigia in mano, in giro per il mondo. Di colpo mi sono ritrovata a stare a casa, ma allo stesso tempo ad essere in contatto con tutto il mondo. Ho scoperto un nuovo modo di comunicare e di conoscere persone, creando delle belle amicizie del tutto inaspettate. Ma per fare ciò ho dovuto imparare ad usare nuovi strumenti di comunicazione, che conoscevo ma utilizzavo poco. Di solito, infatti, mi recavo di persona alle convention o ai meeting di lavoro. Con il Covid-19 tutto è cambiato. Quindi è stato necessario rimettersi in pista e capire quale fosse il modo migliore per “arrivare ai clienti”. Quindi, bisognava “andare in onda”. Esatto, perché il cambiamento più grande che ha portato il Covid-19 è la digitalizzazione in tutti i campi, ma soprattutto nella formazione. Basti pensare anche solo alle scuole che hanno dovuto utilizzare la DAD con tutte le difficoltà connesse. Quello che era chiaro, quindi, era che si doveva cambiare il modo in cui si insegnava, non più solo in presenza, ma sfruttando i canali digitali. Ho iniziato, quindi, a lavorare su una nuova strategia, studiando la pedagogia e facendo un bechmark con le altre accademie e quello che offrivano. A questo punto ho dovuto imparare a “bucare lo schermo”. Trucco e parrucco, luci, tono di voce, dove guardare, dove e come sedermi, come preparare lo studio, il setting, lo script. Non ti nego che ci sono state delle difficoltà iniziali, ma la formazione mi ha aiutato a superare anche questo ostacolo raggiungendo ottimi risultati.

Cosa cambierà invece dopo questo periodo di pandemia: pensi che torneremo come prima?

Non torneremo come prima, neanche a livello di business. Parliamo non più di new normal ma di next normal, quindi la formazione, se guardiamo al nuovo target, deve essere on the road, pronta quando vuoi tu, disponibile nel tempo che hai, selezionabile, interattiva, ibrida nel poter interagire con chi ti insegna. Il docente non è solo un trainer di competenze ma deve padroneggiare le nuove tecnologie per arrivare alle generazioni high tech. Ancora oggi nel mondo di molte aziende del B2B c'è ancora chi è diffidente verso il digitale e ha ancora bisogno del consulente che passa fisicamente da lui per fargli sentire la vicinanza dell’azienda. Ma il mondo è cambiato e dobbiamo convincerli, aiutandoli a comprendere il mondo digitale e guidandoli all’utilizzo della tecnologia. Pensate che tra un po’ non esisterà più nemmeno il cassiere della banca! Dobbiamo fare un lavoro di coaching sulle prossime generazioni. Il futuro è sicuramente ibrido, digitale, tecnologico e misto. Questo è un mondo da abbracciare non da rifiutare, così aiuteremo le prossime generazioni ad affrontare il domani, in un mondo nuovo e speriamo migliore.

Daria Illy con Giada al trucco.

La formazione è anche, forse e soprattutto, un processo necessario per costruire meglio il domani: dal punto di vista di crescita culturale, sociale e personale. Un po’ come volersi bene. Qui entra in gioco MPBS, un progetto pensato sia per lui che per lei seguendo il motto “all thing being equal”. Ci può raccontare se è possibile anche una parità di genere nella formazione.

La realtà che ho visto in Mpbs è splendida. È evidente che ci sia una gerarchia, ma la leadership di Alessandra è assolutamente inclusiva. Quando lancia uno sguardo a qualcuno del team, si avverte immediatamente il rispetto che c’è per lei. Alessandra non è una persona facile: è esigente, una bravissima formatrice e ha uno spirito imprenditoriale fuori dal comune. Ha un gruppo di collaboratori eterogeneo per vari aspetti e la leadership è sempre inclusiva e mai imbarazzante. Ha costruito il rispetto proprio sullo spirito innovativo. La formazione è disruptive, discontinuità e Alessandra ne è un esempio perfetto, lo dicono i risultati. C'è una leadership che è fatta di gentilezza e di coraggio, che è tipico delle donne, che ne definisce anche l’identità. L’accesso alla formazione, purtroppo, evidenzia ancora un gender gap, soprattutto nelle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), dove purtroppo in Italia le donne sono ancora molte meno degli uomini (16% delle donne contro il 34% degli uomini). C’è ancora molta strada da fare, ma confido che con la diminuzione del gender gap ci sia un forte miglioramento anche nell’aspetto della formazione in tutto il mondo.

Riusciremo prima o poi ad arrivare ad un concetto di inclusione assoluta?

Questo significherebbe liberarsi da ogni pregiudizio. Nonostante sappiamo che talvolta l’abito non fa il monaco, affinché questa società possa progredire, dobbiamo imparare a vedere oltre quello che è l’aspetto esteriore. La caratterizzazione della persona non può pregiudicarla, né metterla in una posizione per cui essere giudicata. La cultura e la formazione dovrebbero essere di aiuto a questo, a non creare pregiudizi. Ma se vogliamo entrare nell’argomento della disparità di genere il World Economic Forum 2021 ha evidenziato che in Italia c’è un basso tasso di occupazione femminile (meno di una donna su due), alta percentuale di contratti part time (49,8%), elevata differenza salariale (stimata nel 5,6% dal Wef, e al 12% da Eurostat) e mancata possibilità di carriera (solo il 28% dei manager sono donne). Grazie alla legge Golfo-Mosca sono aumentate le presenze delle donne nei board riuscendo a sfondare il soffitto di cristallo nei consigli d’amministrazione. Nel 2021 nei board dei CdA, delle società quotate, il 42,8% è stato rappresentato dalle donne. Credimi, se una donna non entra per meritocrazia, non resisterà in un Board e senza questa legge ci sarebbe stato una minor possibilità di accesso. Ora con Draghi è entrata in vigore una legge dove la Cassazione ti reputa penalmente responsabile sulla base delle stesse competenze e delle stesse responsabilità, indifferentemente dal sesso. Ma l’Europa corre ancora più veloce, perché tra i report di trasparenza da presentare da parte delle aziende, si dovrà dichiarare quali sono le basi dello stipendio equo.

Ma per arrivare a questo nel 2021 vuol dire che c’è stata fino ad ora una società patriarcale e continuativa, nel nostro mondo considerato evoluto. Figurati poi nel terzo mondo, dove almeno in 16 paesi i mariti hanno la possibilità di vietare alle proprie mogli di studiare e di lavorare.

Ci deve essere rispetto per tutte le religioni, le usanze e i costumi di tutto il mondo. Ho viaggiato moltissimo, adoro l’estremo oriente, non ho pregiudizi, anche se non condivido gli estremismi, ma l’unico modo di riuscire ad ottenere questo risultato e renderci conto di quanto siamo ancora retrogradi.

Uomo e donna: concetto di visione culturale dal punto di vista genere. Cosa si può e si dovrebbe fare per parlare a lui e a lei, abbracciando le generazioni future, per affermare il principio che siamo tutti uguali.

Daria Illy intervistata da Marco Treu.

L’educazione che riceviamo in famiglia è il punto di partenza. Poi il processo dovrebbe continuare con la scuola. Leonardo Da Vinci ha scritto: “L'esperienza è il solo insegnante in cui possiamo confidare.” Dobbiamo guardarci intorno, ed avere una mente aperta. L’Italia è cambiata molto negli ultimi anni diventando multietnica e iniziando ad essere inclusiva. Ma c’è molto da fare. Ci sono altri paesi in Europa più avanti di noi da cui apprendere e a cui ispirarci per poter migliorare nell’accoglienza e nell’inserimento degli immigrati. Il loro arrivo nel nostro Paese ha dato origine ad una miscellanea di culture. Un po’ come è successo, anche se in piccolo, a Trieste. Una città di mare, con un porto che per molto tempo è stato vivace e pieno di attività, dove molte culture si sono incontrate e sono entrate nella vita della città. Lo si può vedere nel dialetto formato da parole che hanno origini da varie lingue e anche nelle ricette tipiche della cucina. In questa città Mitteleuropea ho avuto la possibilità di crescere incontrando persone che arrivavano da tutto il mondo e questo mi ha aiutata a non crearmi pregiudizi ed anzi a trovare interessanti le loro peculiarità. Attraverso i viaggi poi, ho conosciuto altre culture e ho imparato ad apprezzarle. Se hai l’occasione di vivere con popolazioni diverse e poi avere accesso ad una cultura paritaria, le cose vanno da sé. Avendone la possibilità, il mio consiglio è quello di viaggiare e visitare più luoghi che potete per confrontarvi con i diversi usi e costumi. Fate il maggior numero di esperienze possibili!

E l’uomo, che ruolo ha e che ruolo potrebbe avere?

Parto da questo presupposto: la famiglia non è solamente quella tradizionale. La famiglia è composta dall'amore ed è indifferente da quale genere provenga. Se siamo paritari, gli uomini aiutano le donne, e viceversa. Per combattere questa disuguaglianza ci dovrebbero essere eque possibilità per tutti, compresi i papà. Un esempio interessante è la possibilità che da qualche anno viene data ai papà, di poter accudire i figli, utilizzando il congedo parentale, per paternità. Quindi, non più solo un’esclusiva della donna. Purtroppo il welfare è latente in Italia e molte aziende stanno organizzando un welfare aziendale per sopperire alle mancanze dello Stato e per dare supporto ai dipendenti creando meno disuguaglianze tra uomo e donna e supportando i collaboratori nelle cure e nella genitorialità. È importante mettersi sempre in discussione e lottare per raggiungere nuovi obiettivi perché c’è ancora molto da fare!




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